Manny Pacquiao (+49-3=2) nei primi due round ha preso le misure di Cotto. Ne ha testato la velocità, la potenza, la determinazione. Quindi ha deciso per la strategia del KO.
Con la guardia alta, ha lasciato per tutto l’incontro che Cotto venisse avanti per colpire, affidando alla incredibile velocità delle sue mani la pericolosa controffensiva, che nei suoi piani avrebbe prima o poi prodotto l’incontro fatale tra il suo sinistro e la mascella dell’avversario. A Miguel Angel Cotto (+34-2=0) non è rimasto che provare. Non aveva altri argomenti Miguel, all’infuori del grande coraggio con il quale si è presentato all’appuntamento, mettendo in palio il suo titolo di campione dei welters WBO contro uno dei più grandi pugili di sempre.
così Joe Santiago, allenatore di Miguel Cotto, al termine del match: “He was a lot stronger than we expected…He hit harder than we expected…He was a lot stronger than we expected.’’ Una sintesi che tutti condivideranno.
Il KO vero Manny non l’ha trovato. Probabilmente nelle sue aspettative si sarebbe dovuto concretizzare nelle prime 6 o 7 riprese; ma Cotto ha dimostrato di essere un pugile di valore, fronteggiando quella mitragliatrice di pugni quale è Pacquiao con grande abilità.
Pacquiao inizia il suo match alla terza ripresa, quando mette a sedere Cotto con un sinistro velocissimo. Nella ripresa successiva, dopo vari scambi di colpi al corpo, la scena si ripete, con Cotto che torna al tappeto.
Il match prosegue con Manny che preme in avanti e Cotto che inizia a girare nel ring, sulle punte, cercando di allentare la pressione su di lui. Il portoricano riesce in qualche occasione a portare qualche buon colpo e qualche combinazione, che Il campione filippino incassa con freddezza.
Dalla ripresa 9 in poi, i segni della battaglia si mostrano evidenti sul volto di Cotto. Pacquiao durante gli ultimi round si concede, aspetta, si chiude in una guardia serrata e cerca il tempo per il colpo definitivo, che però non arriva. Nonostante Cotto abbia un occhio quasi chiuso e non riesca probabilmente nemmeno più a vedere partire i colpi (ma forse non ci riusciva del tutto nemmeno all’inizio del match), riesce a stare in piedi e a sostenere tutto il peso di quegli attacchi fulminanti, fatti di combinazioni – anche lunghissime – di 6 o 7 colpi al corpo e al volto, che quando non si infrangono sulla guardia centrano il bersaglio con precisione.
Le riprese 11 e 12 fanno parte di un match che non esiste. Cotto non colpisce più, gira, si sposta, fugge dall’impeto di Pacquiao che non vede altro che un KO per porre fine alla questione. La moglie di Cotto è già andata via in lacrime, risparmiando al figlio di Miguel quello spettacolo spietato. Alla fine, L’arbitro Kenny Bayless interviene e ferma l’incontro, dichiarando Pacquiao vincitore per KO tecnico e consegnando la sua carriera alla storia della Boxe.
Emmanuel Dapidran Pacquiao nasce a Kibawe, Bukidnon, nelle Filippine, il 17 dicembre del 1978. E’ alto 169 centrimetri, è mancino e ha iniziato la sua carriera nei pesi mosca. (Pacquiao – Edmund Enting Ignacio, 22 gennaio 1995, 48 kgs, vittoria ai punti alla 4 ripresa)
E’ diventato campione del mondo in 7 categorie di peso diverse – scalandone 10 – come nessuno mai nella storia di questo sport. Il suo soprannome è Pac-Man.
E’ un eroe col sorriso sempre sul volto, un happy fighter come spesso viene descritto. Negli ultimi tre incontri ha battuto campioni del calibro di Ricky Hatton, Oscar De La Hoya e Miguel Angel Cotto, guadagnando circa 50 milioni di dollari.
E’ considerato – a pieno titolo – il più forte pugile P4P in attività.
Negli stati uniti, il match è stato trasmesso in pay per view, al prezzo di 54 dollari. In Inghilterra è stato trasmesso su Sky; in Italia lo ha trasmesso Dahlia TV, che sta offrendo agli appassionati un grande servizio a un costo più che ragionevole. (per info visitate il sito http://www.dahliatv.it)
Ora il mondo della boxe aspetta solo un evento: il match con Floyd “boccalarga” Mayweather JR, che si definisce il più forte di tutti ma che va a pescare gli sfidanti dal cesto dei giocattoli rotti.
Floyd, per te che siedi sul tetto del mondo: dai retta a me, resta là sopra, in alto: quaggiù è in arrivo un brutto tsunami.




